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Il libro
Era nera. Era bella. Soggiogava con la mente. Guerriera, impose la pace, nove secoli prima della nostra era, sul favoloso regno di Saba, paese di oro e d’incenso.
Ma la sua battaglia più bella combinò amore e intelligenza. Sfidò il re Salomone con il gioco degli enigmi. Sconfitta, si concesse a lui per tre meravigliose notti che il Cantico dei Cantici saprà scrivere per l’eternità nella memoria d’amore dell’Occidente. La storia dice che Makeda, regina di Saba, e Salomone, re di Giuda e d’Israele, ebbero un figlio, Menelik, il primo di una lunga dinastia di re africani.
Sulla scorta della Bibbia, dei Vangeli e del Corano, la regina di Saba ha fatto sognare generazioni di pittori, di poeti e di scrittori. Oggi va a incontrarla anche Marek Halter, che peraltro si basa sugli ultimi scavi archeologici.
E ci rivela una regina di Saba d’inattesa modernità.
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L’autore
Marek Halter è nato in Polonia, nel 1936, da una poetessa yiddish e da un tipografo, discendente da una stirpe di tipografi ebrei la cui origine risale al quattrocento. A cinque anni evade con i genitori dal ghetto di Varsavia e raggiunge la Russia sovietica. Kolchoziano a otto anni, apprendista guerrigliero a quattordici, manca la partenza dell’Exodus e nel 1950 arriva in Francia dove incomincia a dipingere. Espone a Parigi, a New York, a Tel Aviv, e riceve premi internazionali. Il conflitto arabo-israeliano lo sconvolge: alla vigilia della guerra dei Sei giorni crea il comitato internazionale per la pace negoziata in Medioriente bussando alla porta dei dirigenti arabi e israeliani: Golda Meir, Ben Gurion, Hassanein Heikva, Abu Ayad e altri. Perora, vuole convincere e rappacificare. La sua avventura in Medioriente è narrata nel libro Le fou et les rois, premio Aujourd’hui 1976. È tra i fondatori, con Bernard-Henri Lévy, del movimento Sos Racisme. Con Spirali ha pubblicato Argentina Argentina (1982), Abraham (1985; 2006), Il folle e i re (1988), Un uomo, un grido (1992), Il Messia (1998), La mia ira (2008).
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