Speciale Egitto
Mubarak è l'incarnazione del regno dell'esercito che, dal colpo di stato di Nasser nel 1952, ha messo le mani sul paese e sulle sue ricchezze. Gli ufficiali possiedono case, ospedali e club. Ricoprono le più alte cariche dello Stato: ministri, diplomatici, rettori di università, giudici; dirigono grandi imprese nell'industria e nel commercio. L'esercito possiede terreni agricoli, dove fanno lavorare i soldati, come i neri del sud negli Stati Uniti prima di Lincoln.
Ma Mubarak ha rappresentato soprattutto un apparato amministrativo millenario, quello che fabbrica i faraoni. Per avere un'idea, occorre ricordare che Mubarak, che ha imposto per trent'anni un regime da stato di emergenza, ha mobilitato più di un milione di agenti dell'ordine, la cosiddetta Sicurezza Centrale. È contro queste forze che il popolo egiziano sta lottando; l'esito di questa lotta oggi non potrebbe essere più incerto, e lo sarà fino a quando gli Stati Uniti saranno disposti a fornire l'aiuto militare, alimentare e finanziario al regime.
Moustapha Safouan, febbraio 2010
 
 
Nawal El Saadawi  
Due scrittori e ricercatori egiziani, l'una, Nawal El Saadawi, dal Cairo, in questi giorni partecipe delle rivolte che si stanno svolgendo, l'altro, Moustapha Safouan, dal suo studio di Parigi, si interrogano da anni intorno alla libertà intellettuale, al terrorismo religioso e politico e alla modernizzazione nei paesi arabi. Entrambi si battono da tempo contro l'islamismo politico, schierandosi a favore delle libertà; oggi guardano con preoccupazione al pericolo insito nelle proteste di piazza al Cairo e ad Alessandria e all'avvenire incerto di una democrazia ancora lontana.
  Moustapha Safouan
Nawal El Saadawi       Moustapha Safouan
 
     
 
Nawal El Saadawi
Dissidenza e scrittura
Conversazione sul mio itinerario intellettuale

Pagine: 141
Prezzo: 20,00  
Collana: Università internazionale del secondo rinascimento
 
La scrittrice e dissidente egiziana Nawal El Saadawi racconta in questo suo ultimo libro le difficoltà di una vita trascorsa all’insegna della battaglia contro fanatismi e fondamentalismi religiosi: dall’infanzia trascorsa in un piccolo paesino in Egitto, alla formazione ad Alessandria nelle scuole superiori inglesi, e in seguito all’università di medicina al Cairo, fino all’esperienza di medico, unica donna tra i poveri d’Egitto.
La dissidenza e la scrittura hanno da sempre accompagnato questa straordinaria donna, che in tutto il mondo ha portato avanti una battaglia contro le ingiustizie e per la libertà delle donne. L’autrice ripercorre qui la formazione di quel senso di indignazione per le ingiustizie civili, spinte oltre ogni regime politico-religioso e oltre ogni ideologia.
In questa conversazione Nawal El Saadawi propone una preziosa finestra sulla società egiziana e sul mondo islamico, sulle sue origini e sulle sue trasformazioni, dalla sottomissione ai poteri coloniali alle riforme di Nasser, dal ritorno alla povertà di massa con l’ascesa dell’integralismo religioso sotto i governi Sadat e Mubarak fino ai giorni nostri. Una vicenda appassionata e appassionante, un racconto civile inedito e prezioso, in cui alla storia egiziana si intreccia quella personale di una donna, esiliata negli Stati Uniti dopo essere stata inserita nelle liste dei condannati a morte e recentemente accusata di apostasia nei confronti della religione musulmana.
Nawal El Saadawi ha fatto della propria vita un manifesto e una testimonianza di libertà. Ad accompagnarla in questa sua impresa, la scrittura, a cui ha affidato il compito della memoria e dell’impegno civile.
 
Scheda del libro
   
Moustapha Safouan
Perché il mondo arabo non è libero
Politica della scrittura e terrorismo religioso

Pagine: 199
Prezzo: 30,00  
Collana: l'alingua
 
Questo libro senza compromessi è un appello sia all’uso del vernacolo come lingua di cultura, sia alla liberazione dell’islam dal giogo del potere temporale, abbozzando un quadro sorprendente dello stato attuale della cultura nei paesi arabi.
Dall’inizio della storia, il potere politico in Medioriente ha sempre tratto legittimità dalla religione. Questo va di pari passo con la sacralizzazione della lingua della scrittura opposta alla lingua vernacolare e quotidiana e, perciò, con la subordinazione della scrittura a fini di prestigio e di sfruttamento. Lo stato islamico non fa eccezione. Ma, come ha dimostrato in modo inconfutabile lo sceicco ‘Al ‘Abd al-Razek, né il Corano né i detti del Profeta contengono la minima indicazione sui principi di governo. Con un’impostura che raramente trova uguali nella storia politica dell’umanità, i governanti si sono serviti dell’ambiguità dell’espressione “successore del Profeta” per rivendicare il potere assoluto e mettere la religione sotto la ferula dello stato. Ne è risultato un modo di governare che si regge sulla corruzione, sulla repressione e sulla censura incarnata nella suddetta politica della scrittura.
Finché lo stato riesce nell’espletamento dei suoi compiti, il regime teocratico pare conforme all’ordine delle cose. Il suo fallimento non dà luogo a una rivoluzione ma a un terrorismo che giunge a contestare la sua legittimità. In effetti, i terroristi della nostra epoca fondano la loro contestazione su un dogma omicida con cui si autorizzano a ergersi giudici in materia di fede religiosa, arrogandosi un sapere che il Corano riserva espressamente a Dio.
Il libro, scritto originariamente in lingua araba, è stato tradotto e pubblicato in una prima edizione inglese presso l’editore inglese Blackwell Wiley e in seguito in Francia da Denoël. L’edizione inglese si avvale di un’equipe di traduzione diretta da Colin MacCabe che ha definito questo volume l’opera più importante che ha curato in 30 anni di lavoro come editor per alcune tra le più importanti case editrici di lingua inglese (Macmillan/Palgrave, Blackwell Wiley, British Film Institute).
 
Scheda del libro
 
     
 
 
   
 

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