Estratto del libro
Tutti conosciamo il grande squilibrio tra Nord e Sud del mondo: c'è un'enorme differenza di tecnologie, di specializzazione, di manodopera. Tale differenza continuerà a crescere. Pensiamo al Medio e all'Estremo Oriente, ricchissimi di manodopera a basso costo, dove l'offerta supera di gran lunga la domanda. Il mondo sviluppato, caratterizzato da mano d'opera ad alto costo, invierà in quei paesi i semilavorati industriali. Una volta completato il ciclo realizzativo, la merce ritorna al paese di partenza. Il commercio tenderà a crescere sempre di più: si calcola che nei prossimi cinquant'anni le merci su navi portacontainers aumenteranno di decine di volte. Siamo agli albori, eppure c'è già il
viavai delle navi giramondo. In quelle regioni vi sono tre miliardi di persone che possono lavorare, di questi solo una piccola parte è impiegata e per di più a basso costo, nel resto del mondo il costo della mano d'opera è molto alto.
Va esaminato poi il mercato del consumo: il mercato dove si acquisiscono e si comprano i prodotti dell'attività umana. Più si lavora e più si ha disponibilità di risorse finanziarie: anche paesi come India, Cina, Pakistan diventeranno in breve tempo grandi consumatori. Nella seconda metà del secolo, dovrebbe esserci la diminuzione dello squilibrio, con conseguente riduzione di trasporti fisici, di scambi commerciali tradizionali e di manodopera. Tutto questo vuol dire che il trasporto sarà caratterizzato e sostenuto da bisogni culturali, turistici e di tempo libero. Da quei paesi grandi masse di lavoratori emigreranno, ma altre masse, anche più consistenti, rimarranno nei paesi d'origine e contribuiranno al bilancia mento e all'elevamento del tenore di vita di quelle popolazioni. Si avranno nuovi mercati del consumo sia di beni prodotti in "situ" sia di prodotti importati. È chiara la tendenza a una situazione di stabilità e di equilibrio dinamico tra le popolazioni. L'obiettivo da conseguire nel prossimo secolo è quello di ottenere se non la parità, almeno un forte avvicinamento a essa. Si dovrebbe arrivare a un miglioramento del livello di vita dell'intera umanità.
Quarta di copertina
Interrogarsi sulla trasformazione in corso nel modo di viaggiare dei prossimi cento anni comporta indagare sulla trasformazione culturale, economica, politica in atto nel pianeta.
Autostrade, cablaggi, ponti, trafori, porti, aeroporti, reti, canali, oleodotti e gasdotti, mezzi di trasporto marittimi, aerei e di terra: come saranno costruiti? che energia sfrutteranno? che effetti avranno sull'ambiente e sulla salute? Viaggeranno di più le merci o gli uomini, i prodotti o i semilavorati? E ancora: quali saranno i poli di sviluppo nel pianeta e come saranno collegati tra loro? quali aree commerciali e quali flussi finanziari stanno sorgendo nel Mediterraneo e nel Pacifico? qual'è la direzione che prenderanno la Siberia e la Federazione Russa?
A queste e ad altre domande risponde un protagonista dell'ingegneria civile degli ultimi quarant'anni in Italia: dal primo traforo alpino degli anni sessanta al progetto del ponte sullo Stretto di Messina, fino all'idea del più grande aeroporto intercontinentale da costruire proprio al centro del Mediterraneo, in Sicilia. "Il Mediterraneo potrebbe costituire il cuore dello sviluppo [...] il baricentro della regione che oggi chiamiamo Europa, spostato al di qua delle Alpi". In questo libro l'Autore racconta queste e altre cose. E si aprono scenari inimmaginabili...
Echi di stampa
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18/10/2003 - La Nuova Basilicata
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12/10/2003 - La Nuova Basilicata
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