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Come avere cura della città
Gianni Verga
Come avere cura della città
Anno: 2002
Pagine: 166
Prezzo: € 20,00

Collana: Università internazionale del secondo rinascimento
ISBN: 9788877705983

Estratto del libro
Fin dagli anni sessanta, ho potuto constatare una certa mitologia, che opponeva la campagna alla città (Lin Piao), oppure il paese povero al paese opulento. Recentemente, un'altra rivoluzione fondamentalista, quella dei talebani, ha preteso di purificare la città, fino a distruggere monumenti antichissimi vengono in nome di un purismo che attraversa i costumi, la famiglia, le istituzioni, i mezzi di comunicazione e, infine, anche la città.
Contro la lezione del Rinascimento, la città è stata intesa come una città spaziale. La novità portata dal Rinascimento, anzitutto da Leonardo, poi da Machiavelli, e a suo modo da Ludovico Ariosto, è la città dell'arte e dell'invenzione, la città delle cose che si fanno.
La città non può assolutamente prescindere dal tempo che non finisce, dal tempo come taglio, non come durata. Una città aritmetica. Una città del fare. Noi seguiamo ancora l'indirizzo romano, che prima costruisce la strada e poi la città.
A Tokyo abbiamo trovato un altro indirizzo, proprio rispetto al tempo: prima il gruppo di case e poi le vie. La questione della città rimane la questione del tempo che attraversa il fare, come Vico aveva notato. Mentre la città spaziale è la città burocratica, la città delimitata, dove il diritto è una linea, come diceva Cicerone, fra la riva e il mare. Ma non c'è linea tra la riva e il mare! E il diritto è diritto dell' Altro, che non si rappresenta e non si personifica. La città burocratica è una città senza il tempo: ha la sua durata, quindi è destinata a finire.
La città non si oppone più alla campagna; ciascuna casa, dovunque si trovi, anche sulla collina, è già città. E non tanto perché la comunicazione preceda la città, ma è proprio la città a precedere la comunicazione. Ancora una volta, la città è formata dal fare, sulla via del malinteso, lontana dalla severità "materna" che ogni intesa comporta.
Quarta di copertina
Perché avere cura della città anziché soltanto progettare, pianificare, governare? Perché avere cura, anzitutto, è amare la città, viverla, sentirsi parte di essa, contribuire a farla crescere, a migliorarla.
Per anni, è prevalso un blocco ideologico in tema di pianificazione edilizia e territoriale, che ha imposto alla città parametri rigidi, che dovevano circoscrivere l'intero modo di vivere della società: ognuno avrebbe avuto quello spazio in casa e fuori casa, e quello sarebbe stato il suo orizzonte. Un posto per lavorare, un posto per dormire, un posto per svagarsi. I pianificatori, gli amministratori, i costruttori credevano di avere dinanzi numeri, non cittadini: bastava farli bilanciare e tutto filava liscio. Finalmente, oggi, il disegno di un'altra città si profila.
In questo libro, case, giardini, cortili nascosti, centri storici e periferie, auto e metropolitane, grandi centri commerciali e botteghe, piazze e chiese scomparse, itinerari dell'arte e dell'industria, ville antiche e parchi, teatri e musei. E poi, i vecchi e i giovani, lavori nuovi e lavori dimenticati, il pubblico e il privato, la cultura e la scienza. E ancora, materiali nuovi, tecnologie, vie di comunicazione, progetti, sogni, speranze. Azzardi per una città restituita alle persone. Una città del fare, presa dal viaggio della vita, dove l'ospite è accolto.
Questo libro, una testimonianza autentica e anche un omaggio a Milano.
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