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Dio
Armando Verdiglione
Dio
Anno: 1981
Pagine: 258
Prezzo: € 15,49
Dimensioni: cm 15,0x23,0
Legatura: brossura con sovraccoperta

Collana: l'alingua
ISBN: 8877701471

Estratto del libro
L'ora di apertura è suonata nei giardini dell'occidente. Senza campana né tamburo. da New York a Roma, dalla metafora di Corinto alla metafora di Tebe e dall'inappartenenza al punto vuoto la questione della peste della psicanalisi si puntualizza anche come questione della cultura di Freud. Di un percorso dal diritto alla cifra del linguaggio e dalla causa al cammino d'invenzione. E ancora fra il patricidio e la sessualità.
Le fondazioni riguardano la logica della nominazione. Non fondamenti poiché l'idioma in questione non obbedisce all'ontologia. Fondazioni senza quel fondo che possa corroborare il recinto di un sacco con la sua origine e la sua finalità. E chiamo della psicanalisi queste fondazioni come le logiche stesse della peste poiché soltanto in questa esperienza ne riscontro l'articolazione specifica. Questo scritto verte intorno alla logica dei punti ovvero intorno al sembiante la cui nozione ho introdotto come peculiare all'oggetto non sottomettendo l'elaborazione alla disputa fra nominalismo e realismo. Con questa fondazione comincio a formulare come l'inconscio s'instauri nella logica della nominazione...
Quarta di copertina
Scrivo in etrusco. E non come tutti. Non posso infatti scrivere in italiano né in francese né in americano. Non posso prescindere dal sembiante e dal tempo per partecipare alla communiologia e per pagare un tributo alla mnemotecnica. Non parlo da un codice di gruppo per giustificarlo e convalidarlo. L'idioma qui è quello in cui sono coinvolto e esisto. Un idioma immemoriale e incondivisibile. E lo sforzo di precisione e di puntualità, di articolazione e di stile, di specificità e di rigore è pulsionale. Non personale né plurale. Irrisolvibile in fatica. Scrivo in un debutto non per la dossìa e per la sua diffusione né per raccomandare qualcosa né per congedarmi. Lo scrivere si svolge in un tempo insuccessionale. E l'instaurazione del sembiante impedisce tanto il monologo quanto la sua componente il dialogo. Quel che scrivo non viene esibito né conservato in nessuna bottega. Serba la solitudine dove avviene e dove diviene. E non può ricevere il plauso dell'accolta perché non manifesta i portenti dell'eroismo personale e sociale. Non va tralasciato che respinge coloro che posseggono o cercano la verità ossia sono nella condizione di barare.
Quel che scrivo non si scosta dall'esperienza analitica. Non che la consideri come oggetto su cui arrecare una formalizzazione e una sistemazione per il pubblico come maniera mediotanasica di archiviazione. Non che la usi per giustificarla di fronte all'occhio del mondo. Non che proceda parallelamente a essa. Ma si situa lungo il suo cammino. Non separo la psicanalisi dall'esperienza e dal tempo in cui esiste. Non la considero un ideale per me e per i molti. Non mi riferisco a essa come a un modello pragmatico o scientifico. Nulla trovo in essa di personale. Nulla che possa essere socializzato. E dell'ideale rilevo la traccia dell'ideale dell'io e la figura di un'idealizzazione che lascia in perdita l'oggetto.
Da quasi un decennio sto introducendo un dibattito culturale lontano dalla bandiera e dalla linea e che scuote tra un paese e l'altro e tra un continente e l'altro i comitati di partito e di cappella, i vocabolari di campana e di provincia, gli allarmi dei salotti e dei corridoi e le scuderie congiunte e comparate delle varie dottrine passatiste, presentiste e futuriste. Un dibattito che s'inscrive in una pratica d'invenzione. Nella singolarità della voce. Nella specificità di un'articolazione. Nella particolarità di un idioma. In uno sdegno a volte che non incrimina. E mi è stato rimproverato segnatamente di essere passato dal liceo dei gesuiti alla formazione freudiana senza nemmeno visitare i campi militari cecoslovacchi e senza avere accettato nessuna lezione che m'inducesse a non fare nulla senza chiedere permesso al comitato centrale e alla direzione strategica delle brigate rosse.
Ho indicato in questi anni come la denuncia preceda e prepari l'ordine e su quali basi si regga il terrorismo generalizzato di questa epoca. Non mi sono assoldato a una logica delle alternative che rende il più alto servizio alla visione del mondo. Quel che trovo s'inscrive invece in una logica della nominazione in cui cammina la psicanalisi. E non invito all'assise di culture diverse né a un confronto disciplinare e ideologico che vanta decine di scissioni e di rotture negli ultimi quartant'anni in Europa. Lascio i convenevoli dello psicodramma ai devoti delle ufficiature antropologiche e politiche e ai celebranti di mariologie contrapposte e capovolte e di necessitarismo di corte, di curia e di accademia. Invito a un confronto con quel che di mobile, d'impertinente e d'inquietante irrompe nel lavoro scientifico. Tutt'altro che natura parendo vincitur. (Armando Verdiglione)
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