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Semiotica dello zero
Brian Rotman
Semiotica dello zero
Anno: 1988
Pagine: 160
Prezzo: € 12,91
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: Brossura

Collana: l'alingua
ISBN: 8877702052

Estratto del libro
Lo zero, come i lettori di questo libro scopriranno, è un segno interessantissimo, singolare, che provoca il pensiero. Scriverne si è provata essere, a volte, un'esperienza strana e un po' irreale.
Tanto per incominciare, lo zero è intimamente connesso all'idea di niente, di vacuità, di vuoto. Scrivere, leggere, parlare del Niente o crederci o affermare, come faceva Socrate, di non sapere niente è accostarsi all'ovvia possibilità di essere coinvolti nell'irrealtà ultima di significare non Niente ma nessuna cosa. Si potrebbe pensare forse che, nel volgere di tre millenni, da quando Odisseo, per primo, lo usò per farsi gioco del Ciclope, denominandosi "Nessuno", la natura di tale monocola confusione sia divenuta fin troppo ovvia per generare percezioni interessanti intorno al Niente. L'accoglienza ostile riservata allo zero nell'Europa medievale e le conseguenti inesatte descrizioni e i malintesi di esso, come sinonimo matematico del niente, suggeriscono altrimenti e indicano che ci sono più cose che significano Niente di quanto si presenti all'occhio.
Ma, lasciando da parte il Niente e le sue sottigliezze, che sorta di fenomeno è lo zero? [...]
Di fatto, il saggio che segue non s'indirizza direttamente alla significanza contemporanea dello zero, benché io creda che chiarisca, in modo più obliquo, perché qualcuno potrebbe considerare la questione degna di un proseguimento. Né esso s'indirizza alla storia dello zero, se con questo s'intende il tracciamento di sequenze temporali di cause, di effetti, d'influenze, di affiliazioni e simili, incorporati in una narrativa intesa a spiegare le azioni e le strumentalità di figure e di movimenti storici. Piuttosto, la forma del saggio è un'archeologia (nel senso che Foucault ha dato al termine), non un racconto storico: un'inchiesta sulla natura dello zero nei termini del suo carattere semiotico e delle relazioni sistemiche, strutturali e paradigmatiche, di cui gode come segno tra altri segni e modelli significanti.
Quarta di copertina
Questo libro dimostra che le introduzioni, nella cultura occidentale, dello zero in matematica, del punto di fuga e della moneta immaginaria negli scambi economici sono movimenti significanti isomorfici. In ciascuno di tali casi, l'autore analizza questo movimento nei termini di un metasegno indicante l'assenza di altri segni, illustrando la soggiacente identità dietro le rotture – dai numerali romani a quelli indù, dall'arte iconica a quella prospettica e dalla moneta aurea a quella bancaria immaginaria – all'interno dei tre maggiori codici del Rinascimento.
Attraverso discussioni sull'algebra, sulla carta moneta, sui quadri di Vermeer e di Velasquez, sui Saggi di Montaigne, sulla Cabala, sulle nozioni grecocristiane di vuoto, sul Re Lear di Shakespeare, sul testo decostruito e sulla formazione dell'eurodollaro, l'autore traccia le complesse interazioni fra i metasegni generati dallo zero e la significanza del "niente".
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