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La retorica del logos. La rappresentazione logica nell'elaborazione del pensiero
Massimo Venuti
La retorica del logos. La rappresentazione logica nell'elaborazione del pensiero
Anno: 1993
Pagine: 404
Prezzo: € 20,66
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: Brossura

Collana: l'alingua
ISBN: 8877703628

Estratto del libro
L'Ontologia classica, da Parmenide a Heidegger, non vuole lasciare dubbi in proposito: l'essere Ŕ il concetto pi¨ generale a ha un primato ontico che lo pone come qualcosa di privilegiato. Tali relazioni derivano dal ╬╗¤î╬│╬┐¤é, cioŔ dal modo di pensare i problemi. L'effettiva immobilitÓ dell'ontologia ľ come metodologia di qualsiasi soluzione ľ ha ormai reso queste attribuzioni (poste come) originarie.
Per comoditÓ possiamo certamente cominciare dalla nozione di essere assumendola secondo il suo significato convenzionale, ma in nessun modo potremo accontentarci di questo; negli effetti, il nostro problema riguarda appunto i fondamenti di quel significato convenzionale. La questione Ŕ, a un tempo, la nozione di essere e il nostro rapporto con essa: in questo senso, non siamo neppure in grado di dire se l'essere sia veramente un significato primo quasi innato, o non possa invece configurarsi come una traduzione sistematica del mondo da parte del ╬╗¤î╬│╬┐¤é. In realtÓ, pare che sia per lo pi¨ studiato il suo rapporto con altri termini, il modo di porlo come fondamento, piuttosto che capire cosa sia l'essere, se non a partire dalla classificazione di uno stato di fatto. Tale stato Ŕ il concetto generale per cui diciamo che le cose sono, o esistono, essenzialmente a partire da una registrazione fenomenologica.
Che tra questa registrazione ľ le cose sono, cioŔ l'essere Ŕ la prima consapevolezza ľ e la consapevolezza stessa, che a sua volta 'Ŕ', non ci siano passaggi intermedi Ŕ la maggiore acquisizione dell'ontologia classica. Se, infatti, non si ammettesse questo, l'essere non sarebbe quel concetto generalissimo di cui si intenderebbe discorrere, bensý qualcosa di derivato. Ma Ŕ appunto il senso di tale concetto generalissimo a costituire il problema: dire che 'Ŕ noto che le cose sono' costituisce per noi non giÓ un punto di partenza ma, semmai, un punto di arrivo.
Il compito Ŕ paradossale perchÚ mette in dubbio che 'le cose sono' attesti un rapporto diretto tra essere e intelletto, in favore della possibilitÓ che tale pensiero abbia una configurazione per cosý dire derivata, non originaria. La domanda Ŕ dunque se tra essere e visione dell'essere ci sia qualcosa, sebbene il 'qualcosa' venga registrato secondo la nozione di essere. L'accesso al problema cambia cosý i propri termini: non pi¨ l'essere come tema iniziale e fondamentale, ma abbozzo convenzionale che rimanda al vero tema: il sistema di posizione e rappresentazione del pensiero. L'ontologia come classicamente tramandata, che guida ogni indagine sull'essere, e una scienza del ╬╗¤î╬│╬┐¤é; il tema diventa allora il ╬╗¤î╬│╬┐¤é quale metodo di visione a partire dal quale pu˛ essere determinata pi¨ specificamente l'ontologia e una pi¨ adeguata impostazione del problema di cosa siano l'essere e la totalitÓ (ammesso che tra i due ci sia differenza, cosa peraltro impossibile secondo la logica).
Quarta di copertina
In un tempo in cui la ricerca intorno al pensiero segna drammaticamente il passo, questo libro si pone come uno dei pochissimi tentativi sistematici apparsi in Italia negli ultimi anni. Centrato su uno dei grandi miti del pensiero occidentale ľ la logica ľ ne delinea la natura essenzialmente retorica e, quindi, in certo modo, falsa rispetto ai suoi intendimenti.
Dall'affermazione che "la contraddizione Ŕ l'unica forma di pensiero possibile" emergono conseguenze inedite rispetto alla tradizione del pensiero europeo: l'essenziale tragicitÓ della parola, "l'irrazionalismo come fondamento della razionalitÓ" e come unica forma di conoscenza; ne consegue la radicale impossibilitÓ della filosofia a comprendere l'origine, che pure dovrebbe essere il suo compito. Un'ardita sezione del libro Ŕ dedicata all'analisi della grammatica che usiamo quotidianamente. Tale analisi rafforza la tesi della natura retorica del nostro sapere e delle nostre conoscenze. Da Dioniso Aeropagita a Meister Eckhart, da Scoto Eriugena a Niccol˛ Cusano fino a un'altra lettura di Eraclito l'oscuro, La retorica del logos svolge una constatazione intuita a sprazzi e sempre emarginata dalla logica ufficiale: da un lato, l'impossibilitÓ del pensiero razionale d'indagare se stesso, dall'altro, la consistenza solo apparente delle leggi del pensare.
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