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L'umanaio globale
Aleksandr Zinov'ev
L'umanaio globale
Anno: 1998
Pagine: 566
Prezzo: € 20,66

Collana: Romanzi
ISBN: 9788877704702

Un altro libro di denuncia da parte di un critico temuto dal regime di Mosca

Dopo aver previsto il crollo dell'URSS con largo anticipo e la chirurgica critica al regime contenuta in Il radioso avvenire, Zinov'ev analizza gli effetti della globalizzazione rispetto alla nuova Russia ormai libera dal giogo comunista. Dal comunismo al consumismo.
I sistemi totalitari trasformano l'umanità in "umanaio", un neologismo così vicino al concetto di formicaio, da esprimere la condizione delle società in balia della mercificazione.
Una riflessione attenta da parte di un filosofo, sociologo e romanziere dall'ironia tagliente e dalla prosa coinvolgente.
Estratto del libro
"L'uomo ha pensato e parlato del futuro sempre, sin dall'inizio dei secoli. Ma ha incominciato a pensare e a parlare di un futuro ordine sociale e della comunità umana non da tanto tempo. I primi pensieri che hanno lasciato la loro impronta visibile nella storia sono stati espressi nell'Utopia di Tommaso Moro e nella Città del Sole di Tommaso Campanella. La distanza storica tra i due è di cento anni o più. Noi li mettiamo vicini, separati solo da una virgola, come se tra loro non fosse trascorso tempo!"
Quarta di copertina
C'era una volta l'Umanità... inventata dagli stoici, spiritualizzata dal cristianesimo, secolarizzata dall'illuminismo, l'Umanità, non come specie biologica classificata tra i mammiferi, ma come entità culturale inclassificabile tra gli organismi, è giunta al suo più alto grado di sviluppo o, meglio, di progresso che ne segna però un tramonto, già iniziato in questa fine di secolo [...]. Iniziato con la lieta novella che il nostro è forse "l'ultimo secolo umano", cui seguiranno secoli di "storia superumana o postumana", questo "romanzo sociofuturologico" non è tenebroso, poiché a rischiararlo qua e là intervengono squarci di nostalgiche rievocazioni del comunismo sovietico che Zinov'ev criticò non per abbatterlo ma per salvarlo. Un comunismo che egli, in una variante mostruosamente peggiorata perché totalmente razionalizzata, ritrova proprio nell'umanaio occidentale, del quale la Russia, dice crucciato Zinov'ev, è diventata una colonia. Non resta che scrivere romanzi utopico‑antiutopici, oltre Huxley e Orwell, romanzi che ora Zinov'ev può pubblicare anche in Russia, ma alla cui pubblicazione questo sconsolato satirico del dopofuturo, sradicato dal suo terreno ideale, dice che rinuncerebbe volentieri, se questo fosse il prezzo per restituire il radioso passato delle "cime abissali", cioè dell'antimondo sovietico.
(Vittorio Strada, Corriere della Sera, 30 dicembre 1997)
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