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Fisimario napoletano
Ruggero Guarini
Fisimario napoletano
Anno: 2007
Pagine: 444
Prezzo: € 25,00
Dimensioni: cm 14,0x21,5
Legatura: cartonato con sovraccoperta

Collana: l'alingua
ISBN: 9788877707697

Estratto del libro
Totò Kafka
Gentilissimo Franz Kafka, permetta a un vecchio comico napoletano, morto ormai da tanti anni, di comunicarle che anche lei, senza saperlo, potrebb'essere napoletano.
Da quando, essendo ormai libero da ogni impegno, posso permettermi anch'io, finalmente, di leggere i suoi libri, ho scoperto, infatti, che le strane cose che vi accadono non sono soltanto kafkiane. Sono anche napoletane. E forse proprio quelle più kafkiane sono anche quelle più napoletane. Sono tornato a pensarlo anche mentre leggevo, nei giorni scorsi, il bellissimo libro che le ha dedicato Roberto Calasso. Dove fra l'altro si osserva, non a torto, che certe scene kafkiane, e in particolare proprio quelle che di solito vengono giudicate più irreali o surreali,  per la loro abbagliante evidenza visiva potrebbero dirsi, al contrario, assolutamente "veriste". Nonché (mi permetta di aggiungere) "veristicamente" napoletane. […]
E ora lasci che le riveli che uno dei più antichi detti napoletani è anche molto kafkiano. Il detto suona così: "Ccà po' chiòvere 'a gnostra, dicette 'o scarrafone,'cchiù niro 'e comme so' nun pozz' addiventà". Non le ricorda niente questo detto? Se permette, gliela traduco: "Qua può piovere l'inchiostro, disse lo scarafaggio, tanto più nero di come sono non posso diventare".
Come vede, caro Franz, anche il povero Gregorio Samsa - quel poveretto che una mattina, al risveglio, nel più famoso dei suoi racconti, scoprì di essere diventato un bacherozzo - era forse napoletano. Con tutta la mia devozione,
Totò

Raffaele La Capria: "Fisimario è un buon titolo per questa raccolta di piccoli, lievi, ironici interventi che appaiono settimanalmente sul 'Corriere del Mezzogiorno', perché Guarini di fisime ne ha parecchie, e alcune gli durano per mesi, come un tormentone.
La sua inquietudine intellettuale correda queste fisime di notizie simili a scoop culturali, notizie provenienti dalla sua sterminata curiosità che si nutre di letture di testi introvabili o poco consultati, di citazioni fulminanti, di aneddoti ed episodi poco noti. [...]
[...] ... questa raccolta, anche se parla di cose eterogenee e a volte stravaganti, esprime molto bene il carattere del suo autore. Ne rivela le insofferenze, l'irritabilità, la passione, l'amore per la scrittura precisa e sferzante, il gusto della polemica, gli astratti furori, la ribellione contro l'ipocrisia e il conformismo. [...]"
Quarta di copertina
La vita è un trucco. Parola di Giambattista Basile. Non un sogno, un trucco. Che la vita possa essere un sogno lo insinuarono molti grandi poeti dell'età barocca, compreso ovviamente Shakespeare. Ma a definirla un trucco fu forse solo lui, l'autore di quel Cunto de li cunti che Benedetto Croce definì il più grande libro del nostro Seicento. Un trucco, ovvero un imbroglio, un inganno, una truffa. E allora per quale motivo odiare la morte se ce ne fa uscire? Perché trucco è parente stretto di incanto, malia, seduzione. E che cosa possono fare di meglio gli umani se non incantarsi, ammaliarsi, sedursi a vicenda?
Echi di stampa
Contributi video
Video del libro "Fisimario napoletano"



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