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Parole di straniero
Elie Wiesel
Parole di straniero
Anno: 1986
Pagine: 184
Prezzo: € 12,91
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: brossura

Collana: l'alingua
ISBN: 8877701889

Estratto del libro
Perché scrivo? Forse per non impazzire. O forse, al contrario, per toccare il fondo della follia.
Come per Samuel Beckett, il superstite si esprime nell'"estrema disperazione"; scrive perché non può fare altrimenti. Le sue conoscenze, le sue esperienze lo isolano; non può non condividerle con altri.
Parlando della condizione dello scampato, il grande poeta e pensatore ebreo che scrive in ebraico, Aharon Zeitlin, in un brano si rivolge a tutti coloro che l'hanno lasciato: suo padre, morto; suo fratello, morto; i suoi amici, morti: "mi avete abbandonato", dice. "Voi state insieme; senza di me. Io sono qui. Solo. A fare parole".
Eh sì, come lui talvolta faccio parole. Controvoglia. Le parole mi separano da me stesso. Significano essenza. E mancanza.
Ci sono mestieri più facili, più gradevoli sicuramente. Ma per il superstite scrivere non è un mestiere ma un obbligo, un dovere. "Un onore", diceva Camus. "Sono entrato nella letteratura per la via dell'adorazione". Altri direbbero: per la via della collera, oppure dell'amore. Io direi invece: per la via del silenzio.
Quarta di copertina
Un superstite dei campi di sterminio nazisti dedica la sua vita a testimoniare intorno ai drammi dei nostro tempo.
Superstite di Auschwitz, non esita ad andare nei campi del genocidio cambogiano, in Sudamerica, nell'Unione Sovietica, fino a immaginare gli scenari della guerra nucleare. "Dopo l'Olocausto il mondo è cambiato. E io anche". E in nome della sua esperienza Elie Wiesel da quarant'anni va a cercare la speranza nei luoghi della disperazione: uno strano modo di sperare che lo ha reso uno scrittore unico al mondo e che nel 1986 gli è valso il Premio Nobel per la pace.
Questo libro è il suo giornale di viaggio. Cronache, dialoghi, incontri inframmezzati dalle splendide pagine teoriche e liriche sullo straniero, la guerra, la preghiera, l'amicizia, le relazioni ebraico‑cristiane.
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