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Diario di un baro
Roland Jaccard
Diario di un baro
Anno: 1991
Pagine: 150
Prezzo: € 12,91
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: brossura

Collana: l'alingua
ISBN: 8877703113

Diario di un baro è il diario intimo di Roland Jaccard scritto nel 1981 da marzo a settembre col titolo originale di L'âme est un vaste pays.
Roland Jaccard: "Il diario intimo filma la morte al rallentatore. Non è sempre uno spettacolo esaltante, ma è quello di cui mi sarei stancato meno facilmente".
Estratto del libro
Roland Jaccard: "Come ogni vero ossessivo, sono sempre stato posseduto da un solo pensiero, quello della morte. La mia e quella di altri. Non c'è un solo essere, che abbia contato per me, di cui non mi sia augurato la morte. La stessa violenza di questo desiderio mi permetteva di misurare l'intensità dei miei affetti. Chiunque fosse vivo, semplicemente vivo, per me non rappresentava niente. Essendo stato formato dalla psicanalisi, so bene che l'odio è l'ultima eco dell'amore e che la morte è la maniera più elegante e più radicale di risolvere un conflitto. Ahimé! Come tutte le buone cose, essa giunge sempre troppo tardi. Per quanto mi concerne, adesso che è qui, mi piacerebbe approfittarne per ricapitolare e precisare rapidamente due o tre punti che mi stanno ancora a cuore. […] Nell’attesa, auguro anche a voi, amici e nemici, una morte dolce, conquistata più che subita, un viaggio al di là dei sogni, al di là dell’amore e dell’odio, verso quell’Indicibile che comprende il nulla, ma che, forse, ne deborda. Morte per sempre, chi può dirlo?” (Roland Jaccard)
Quarta di copertina
La mia vita non è stata veramente vuota. Mi sono saziato di donne, di viaggi, di letture, di successi, d’incontri. Mi è capitato perfino di considerarmi (e di essere considerato) un privilegiato del destino. Eppure, questa sera, nella mia memoria sussistono solo i miei dubbi, i miei rimpianti, i miei rimorsi, come pure un paesaggio di montagna, arido e luminoso, in cui è concentrata tutta la bellezza del mondo. Rivedrò questo paesaggio?
Un’ultima confidenza: mi piacerebbe tanto avere un avvenire, anche mediocre, anche piccolissimo…imploro il favore di un avvenire. Probabilmente, la prossimità della morte mi rende stanco. Ma, a volte, la notte è troppo pesante. Come tutti gli scrittori, avrò passato la parte più bella della mia esistenza a fare correre minuscole formiche sulla carta. Anche di questo dovrei imparare a dire grazie.
Prima di suicidarsi, all’età di quarantacinque anni, Yukio Mishima procedette a una minuziosa toilette e abbandonò il suo appartamento lasciando sul suo tavolo di lavoro quest’ultimo messaggio: “la vita è breve, ma vorrei vivere per sempre”.
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