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La scienza della parola. Dalla psicanalisi alla cifrematica
Massimo Meschini
La scienza della parola. Dalla psicanalisi alla cifrematica
Anno: 1992
Pagine: 332
Prezzo: € 15,49
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: brossura

Collana: l'alingua
ISBN: 8877703512

Estratto del libro
Balza all'ascolto la connessione fra l'enorme diffusione del luogo comune psicoterapeutico, che invade scuola, sanità, sindacato, partiti, critica letteraria e artistica, media, tribunale, e la confusione fra psicologia, psichiatria, psicanalisi, poste in un unico calderone. Ne deriva una sostanza calmante e tranquillante con prerogative esistenziali e salvifiche, somministrata in un cerimoniale dove la parola viene scambiata per uno psicofarmaco contro le pulsioni. L'uomo si traveste da psicologo quando misconosce la logica della parola.
Freud inizia a sovvertire la mitologia medica, considerando il sintomo e il delirio vie della terapia, mentre il luogo comune psicoterapeutico considera l'inconscio una eccedenza da controllare, rieducare e normalizzare. Contro la psicanalisi originaria, in cui emergono elementi di una ricerca scientifica e di una esperienza culturale non finalizzate alla psicoterapia, la postpsicanalisi mira alla guarigione, alla risoluzione del sintomo, alla cancellazione di quanto deborda lungo il cammino, perché il trionfo della padronanza sulla parola instauri la piena significazione.
[...]
Ma la ricerca non si fa dominare. La psicanalisi non rientra nella legge sull'ordine degli psicologi. Il disagio non si fa contenere all'interno del senso comune: vero e proprio psicofarmaco di gruppo.[...]
La ricerca scientifica e artistica muove dal disagio per giungere alla salute, al piacere, alla scrittura, alla cifra della parola, lungo un itinerario intellettuale che non si rinchiude in specialismi tecnologici.
Quarta di copertina
Questo libro è uno strumento per quanti, studiosi e curiosi, vogliano conoscere gli elementi essenziali del percorso storico della psicanalisi in Italia e in Europa.
Perché la psicanalisi è stata accolta in Europa solo se convertita al regime psicoterapeutico e alla finalità curativa propria all'ordine medico-psicologico? Perché Freud è stato respinto dal nazismo, dal fascismo, dal comunismo e dalla religione cattolica? Perché in Italia Mussolini, Gramsci e Gemelli si sono trovati d'accordo nel condannare la "scienza nuova", considerandola una teoria che metteva pericolosamente in questione le credenze ideologiche del ventesimo secolo? Una traversata storica e teorica degli scritti degli epigoni di Freud in Europa (Jung, Adler, Ferenczi, Klein, Anna Freud e la egopsychology) precisa la progressiva maternizzazione della pratica che ha ricondotto la psicanalisi alla psicoterapia. Una lettura inedita della storia culturale d'Italia, dai primi del Novecento a oggi, ritrova i pregiudizi scientisti, ideologici e religiosi per cui la psicanalisi è stata respinta come scienza e convertita al regime dello psicofarmaco. La fine delle ideologie, l'importanza dell'Europa, la crisi dei partiti, il sorgere di una nuova sensibilità per la legge, l'etica e la politica nella città, l'esplodere del regionalismo in un'oscillazione tra internazionalismo e provincialismo: questi alcuni elementi del contesto in cui esce questo libro, un'indicazione di come e dove reperire i fili della ricerca che, con una lettura inedita di Freud, Lacan, Verdiglione, specifica il progetto e il programma della psicanalisi del secondo rinascimento: la cifrematica.
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