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L'egemonia giudiziaria
Domenico Marafioti
L'egemonia giudiziaria
Anno: 1999
Pagine: 260
Prezzo: € 15,49
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: brossura

Collana: l'alingua
ISBN: 9788877705297

Estratto del libro
L'egemonia giudiziaria può essere intesa come la fase iniziale – paventata o auspicata – quasi di "presa del potere" da parte di nuove oligarchie, tese all'instaurazione di una foggia di "repubblica giudiziaria" caratterizzata dal predominio della "classe dei magistrati". Una condizione estrema, una prefigurazione di un utopico tipo di Stato alle soglie del Duemila. In una visione realistica, abbiamo assistito e assistiamo piuttosto a un giro di boa di un itinerario in cui l'ordine giudiziario – uscito nel secondo dopoguerra da un ciclo quasi secolare di subalternità, dall'unità alla caduta del regime fascista – ha progressivamente allargato la propria area di intervento e di influenza, in modo aperto o strisciante, con conseguenze di rilievo sugli stessi equilibri del sistema politico e sociale.
La particolarità, e anomalia, del caso italiano nel panorama degli altri ordinamenti europei ed extraeuropei, si desume da questo ricorrente aspetto di tendenza al primato da parte della funzione giudizi aria, fino alla pretesa di delega ai gruppi egemoni della magistratura di una impropria funzione di indirizzo politico. Seppure in modi confusi, a volte contraddittori, nella fase odierna tale potere della magistratura si colora di tinte egemoniche in proporzione alla evanescente responsabilità politica e giuridica per il suo esercizio. Si è così assistito a una caduta degli equilibri nella nostra esperienza postcostituzionale, in cui la magistratura avrebbe dovuto fungere come uno dei garanti essenziali della democrazia repubblicana e non come fattore, in definitiva, di disunione e di instabilità del sistema. La ricerca, e l'individuazione, delle cause del disequilibrio consentirà di risalire ai moventi e alle responsabilità rispettive nell'ambito del sistema giudiziario e di quello politico...
Quarta di copertina
La polemica di Domenico Marafioti sulle incongruenze del nostro sistema giudiziario si sviluppa nell'arco di un quarantennio, dal saggio del 1960, di denuncia dell'inefficienza del gratuito patrocinio e della difesa d'ufficio, a tre pamphlet, editi tra il 1983 e il 1994 (con l'intermezzo lirico di Toga sommersa, uno dei libri più suggestivi sulla professione di avvocato) i cui titoli, con le allegorie inquietanti in essi racchiuse – come pure il titolo, emblematico, della rivista da lui fondata e diretta – sono ormai invalsi nell'uso corrente, entro e fuori le mura dei tribunali. I timori espressi, specie per l'uso abnorme della funzione d'accusa, attingono in quelle opere accenti rivelatori di predilezioni e ascendenze liberali e libertarie, dai riformatori illuministi napoletani agli esponenti della ribellione meridionale verso le ingiustizie storiche del potere.
Con questo libro, Marafioti scandaglia una realtà giudiziaria in fermento, in cui gruppi egemoni della magistratura, con voglie di intervento e di indirizzo di stampo giustizialista, da decenni ostacolano il rientro della giurisdizione nei suoi naturali confini, con effetti devastanti di tensione e lacerazione nei rapporti tra giustizia e politica e quindi nel quadro complessivo delle istituzioni democratiche.
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