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La pratica del falso. Vecchi e nuovi misfatti in nome della cultura: dai falsari dell'arte ai falsari delle comunicazioni di massa
Vincenzo Accame
La pratica del falso. Vecchi e nuovi misfatti in nome della cultura: dai falsari dell'arte ai falsari delle comunicazioni di massa
Anno: 1995
Pagine: 142
Prezzo: € 12,91
Dimensioni: cm 14,0x21,0
Legatura: Brossura

Collana: l'alingua
ISBN: 8877704160

Estratto del libro
Al Louvre una fila di turisti è in paziente attesa per ammirare il capolavoro di Leonardo. Tutti sanno che La Gioconda, appunto, è un capolavoro e che, come tale, deve essere guardato. Sanno bene di che cosa si tratta. Hanno visto il dipinto riprodotto in fotografia, in bianco e nero o a colori, su libri di scuola, su cataloghi, su manifesti pubblicitari, compresi quelli con il volto deformato per un'acqua minerale. [...]
Per qualche critico o storico dell'arte, l'opera è bella per il sorriso ambiguo della donna ritratta, per altri, per quello che Leonardo è riuscito a celare dietro quel volto: elementi simbolici, riferimenti biografici ecc. si accumulano per costruire il mito della Gioconda. Ma si parla anche di qualità "inimitabile" della pittura, di una bellezza insita proprio nel dipingere di Leonardo. Di quale bellezza si parla? Quella espressa nel gesto di Leonardo? Nella "mano", nel "tocco" del genio?
Questi della mano, del tocco del genio e dell"'aura" che promana dal capolavoro, dai capolavori, sono luoghi (comuni) che, nella critica d'arte, ci perseguiteranno a lungo. Non s'intende qui mettere in discussione la pittura, o il genio, di Leonardo. Affatto. Ci si domanda invece: perché "inimitabile"? Proviamo a rispondere. Perché nessuno saprebbe rifarla uguale. Assolutamente no! Non è vero. Qualunque artigiano dotato di mestiere è in grado di eseguire una copia della Gioconda identica, indistinguibile da quella esposta al Louvre, e magari tecnicamente migliore (per il supporto, per la stabilità dei colori ecc.). Nessuno dei visitatori del Louvre è in grado di affermare con assoluta certezza che ciò che vede è il dipinto eseguito dalle mani di Leonardo. Indipendentemente dalle sue competenze specifiche, tecniche o estetiche che siano; tanto più che non può prendere neppure l'oggetto tra le mani.
Quali elementi posseggono i comuni visitatori o anche gli studiosi d'arte per stabilire che quella che hanno davanti è l'opera autentica, cioè quella dipinta da Leonardo? In pratica, nessuno. Accettano sulla parola, si fidano del buon nome del museo e di quello che è stato scritto nei libri sull'arte e sulle vicende di Leonardo. Quello che è scritto nei libri di storia dell'arte, a parte le divergenze di opinioni, può essere tutto vero o, almeno, sincero. Ma nessun testo storico può escludere che, in un momento qualsiasi dei lunghi secoli che ci separano dalla sua realizzazione, l'originale sia stato sostituito da una copia. Stabilito dunque che nessuno sarebbe in grado di accorgersi della sostituzione, propendiamo per l'ipotesi che il dipinto esposto sia "falso".
Quarta di copertina
In un mondo dove anche il potere culturale è sempre più concentrato nelle mani di pochi, e i media, al servizio dell'industria e della politica, intervengono pesantemente nell'orientamento del gusto, queste pagine vogliono denunciare alcune situazioni paradigmatiche in cui i processi di falsificazione, spesso anche subdoli, condizionano lo sviluppo di una cultura aperta, inventiva, tollerante e nuova. Pur essendo questa "cultura del falso" radicata nella nostra società da più secoli, oggi, con la complicità dei media (televisione, radio, giornali, pubblicità...), assume aspetti sempre più inquietanti che fanno dubitare dei nostri reali valori di uomini liberi e intelligenti. Sotto l'apparenza di un pamphlet, il libro mette in rilievo, in termini semplici, un pensiero compiuto, autonomo e indipendente, che non vuole soltanto esemplificare, ma anche dire.
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