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Tasse e libertà. Per un nuovo capitalismo italiano
Giampiero Carlo Cantoni
Tasse e libertà. Per un nuovo capitalismo italiano
Anno: 2004
Pagine: 164
Prezzo: € 20,00
Dimensioni: cm 14,0x21,5
Legatura: cartonato con sovraccoperta

Collana: l'alingua
ISBN: 8877706775

Estratto del libro
Se si guarda al panorama economico del nostro Paese, due sono i fatti preponderanti in questo primo scorcio di millennio. Sono purtroppo due parole con il prefisso de‑, che indica privazione: delocalizzazione e deindustrializzazione...
Si tratta di due fenomeni fortemente intrecciati. Ora, una certa deindustrializzazione è fisiologica: oggi come oggi tutte le economie occidentali sono canalizzate sul terziario, sul settore dei servizi. on è possibile esprimere, sul piano dell'economia, un giudizio di valore a favore delle attività del secondario contro quelle del terziario.
Né, sul versante morale, ritengo possano esserci ragioni per considerare migliore l'attività industriale propriamente detta rispetto a quella nell'ambito dei servizi. Psicologicamente, per noi europei, lo è. Ma sbagliamo.
In generale, la dimensione dei comparti industriali segue il gioco di domanda e offerta, e riflette la forma assunta dalla divisione del lavoro, che è anche divisione internazionale del lavoro.
In un contesto di globalizzazione, in cui cadono le barriere commerciali, come risultato è possibile una più ampia e diversificata specializzazione anche tra Paesi diversi.
Sulla divisione del lavoro, un economista può, a priori, azzardare solamente ipotesi: come infatti vada a ripartirsi internazionalmente la produzione non è lecito dire, se non alla prova dei fatti. Certo, il mercato si muove sempre in modo imprevedibilmente razionale nell'allocazione di risorse, privilegiando le eccellenze. Chi produce con minor costo, e maggiore efficienza rispetto ai costi, più facilmente riesce a incontrare le necessità dei consumatori.
Per questo, oggi, vediamo l'emergere della delocalizzazione: ossia vediamo imprese italiane, anche eccellenti e produttive, spostare le proprie fabbriche o in Cina, la minaccia più rilevante per la nostra economia, o più comodamente, senza bisogno di spingersi in estremo Oriente, nell'Europa dell'Est, oggi parte integrante dell'Unione Europea e comunemente chiamata nuova Europa.
Quarta di copertina
Se mi chiedessero perché faccio politica, risponderei: per gusto della libertà e senso della responsabilità. Credo sia l'unica risposta possibile per un politico onesto, che non miri all'arricchimento personale né al piccolo cabotaggio. Cerchiamo di migliorare, se non il mondo, almeno il nostro Paese. Cerchiamo di consegnare ai nostri figli e ai nostri nipoti un'Italia più giusta, più libera. Ecco perché bisogna continuare ad abbassare le tasse, ecco perché bisogna competere meglio sul mercato globale, ecco perché bisogna modernizzare il sistema bancario, ecco perché bisogna riformare pensioni e università. Non per noi, dico ai miei lettori con le tempie grigie, ma per loro. Sì, proprio per voi, dico invece ai miei lettori più giovani. Con la preghiera che anche un piccolo libro come questo possa abituarli alla politica nel senso più bello e più nobile: non al gioco del potere, ma al sentimento della polis.
(Giampiero Cantoni)
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