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Giambattista Tiepolo, Salvatore D'Addario
Francesco Saba Sardi
Giambattista Tiepolo, Salvatore D'Addario
Anno: 2006
Pagine: 117
Prezzo: € 60,00
Dimensioni: cm 21,0x29,5
Legatura: brossura con alette

Collana: L'arca. Pittura e scrittura
ISBN: 9788877707536

Un grande scrittore ebreo triestino legge le opere di Tiepolo, che lasciò sui soffitti i più sontuosi cieli e sui fogli i più ironici schizzi, e le opere di D'Addario, che coltiva una poesia dell'astrazione.
Estratto del libro
Giambattista Tiepolo o della grandiosa menzogna. Perché, se fin dal 1770 si è potuto affermare che "nacque pittore", è però altrettanto innegabile che fin dagli esordi fu dedito alla caricatura: un "vizio" al quale si lasciò andare persino nelle opere che dovrebbero essere legittime esibizioni di pietas. Ora, che cos'è la caricatura? [...] Una strizzatina d'occhio [...]. Un'affabile teatralizzazione, se vogliamo. Rispondente però a un copione indiscusso e indiscutibile, come sempre accade con i copioni che poi sono le smentite della teatralità. Un innocuo sberleffo.
[...] Ma la caricatura può essere ben altro. Non già una constatazione, bensì una contestazione. Un rifiuto. E proprio della normalità, dell'assetto ordinale. Non a scopo di ammonizione ed esortazione, ma di insubordinazione.
E che la tendenza, l'aspirazione quasi suprema alla caricatura sia presente in tutta la produzione di Giambattista Tiepolo è comprovato non solo nelle opere considerate minori, anzi marginali, ma anche in quelle maggiori, le opere che hanno confezionato la sua immagine ufficiale accademicamente accettata e dunque indiscussa e indiscutibile.
(Francesco Saba Sardi, Tiepolo)


D'Addario muove dalla superficie (muove dagli anni settanta). Vi eleva tumoletti, vi schiera soldatesche file di materie varie, vi arrotola cardini, aggiunge lembi cromatici, sempre attento a evitare che intacchino la compattezza della forma.
[...] Dagli anni ottanta, ha preferito sostituire la tela e la tavola con superfici metalliche, lamina zincata, stagno, rame, piombo, ferro accompagnati da inserti di legno. D'Addario, artista di genio, attento alla poesia dell'astrazione. Non un momento di abbandono. D'Addario non crede alla Gelassenheit alla Heidegger, l'attesa dell'invenzione obbedendo al desiderio di attingere all'Essere. [...] In altre parole, D'Addario rifugge dalla metafisica, e penso che sia appunto questo a indurlo a rifiutare nella sua produzione ogni guida, persino ogni consiglio, che venga dal di fuori.
(Francesco Saba Sardi, D'Addario)

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