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La morte di Dostoevskij ovvero La morte della tragedia (Quel giorno di dicembre di sette anni fa)
Alberto Lecco
La morte di Dostoevskij ovvero La morte della tragedia (Quel giorno di dicembre di sette anni fa)
Anno: 1994
Pagine: 354
Prezzo: € 20,66

Collana: Romanzi
ISBN: 8877703865

Il processo allo scrittore che ha sconvolto la Russia

Dostoevskij è un classico con cui pochi osano confrontarsi. Alberto Lecco accoglie la sfida e affronta il gigante russo. Lo prende di petto mettendolo sotto processo. Così lo scrittore che con I Demoni ha messo alla sbarra la società borghese, si trova ora di fronte a undici giudici, undici rappresentanti di quella società borghese.
Un romanzo che tocca i toni dell'onirico e del tragico, una  grande prova d'artista.
Estratto del libro
Quel giorno di dicembre di sette anni fa e dopo che tutto era ormai accaduto, alla fine di quel giorno io già sapevo che l'indomani sarei dovuto fuggire via da Pietroburgo e cioè dalla città dove la cosa era accaduta. Sì, proprio così, sarei dovuto fuggire. E questo fatto di dover fuggire. E questo fatto di dover fuggire perché quello che avevo visto quell'ultimo giorno era davvero troppo, e loro lo sapevano, questo fatto mi consola. Insomma questo fatto mi ha aiutato a credere, in tutti questi anni, che non si è trattato di una vera e propria fuga da parte mia, ma, più che altro, di uno stratagemma per la sopravvivenza. La sopravvivenza non solo mia, si capisce, ma appunto di ciò che mi accingo a testimoniare.
Quarta di copertina
Pietroburgo, dicembre 1871. Da pochi giorni è uscito in tutta la Russia il terzo grande romanzo di Dostoevskij, I demoni. Ed è subito scandalo. Slavisti e occidentalisti, destra e sinistra culturali e politiche, che fino a quel momento sembravano avere accettato la polifonia drammatica e dialogica dello scrittore, adesso intuiscono, in questo suo nuovo romanzo, assai più che un attacco ideologico alla società del tempo e una dissacrazione del bon ton e dei buoni sentimenti tardo‑romantici, la rinascita improvvisa e inaspettata della tragedia antica, classica, greca, sepolta da duemila anni, con l'eccezione del sommo Shakespeare, in un nuovo Eschilo‑Sofocle; Dostoevskij appunto.
Ed ecco accade il consesso processuale dei "dodici", in una sorta di "Ultima cena" di cui Fëdor Michailovič Dostoevskij è al centro, accusato, imputato e nuovo profeta tragico.
Fra gli undici giudici di Dostoevskij vi sono tutti i rappresentanti di quella società russa di fine Ottocento che, nella sua sostanza, appare così analoga alla nostra di oggi, almeno nel mondo occidentale. Fra questi, le sue due donne, la seconda moglie Anna Grigorevna, la ex amante Apollinaria Suslova con il marito e mancato narratore Rozanov, il famoso romanziere Turgenev, il terrorista rivoluzionario Sergeij Nečaev e, alla fine, il grande Leone Tolstoj, e, con una capriola temporale e "carnevalesca", perfino Sigmund Freud. Il processo degli undici a Dostoevskij si rivela apocalittico fin dalle prime battute. Ma la conclusione, inaspettata e liberatoria, capovolgerà il pathos tragico in un gioco catartico‑rabelaisiano.
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