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Il brainworker. Atti del congresso internazionale
AA.VV.
Il brainworker. Atti del congresso internazionale "Brainworking. Il capitalismo intellettuale". Milano, 30 novembre-2 dicembre 2001
Anno: 2003
Pagine: 240
Prezzo: € 20,00
Dimensioni: cm 14,0x21,5
Legatura: cartonato con sovraccoperta

Collana: Università internazionale del secondo rinascimento
ISBN: 9788877706324
Contributi di: Aldo Gerbino, Alessandra Tamburini, Alessandro Atti, Alessandro Pericolo, Anna Spadafora, Antonio Martusciello, Antonio Saccà, Armando Verdiglione, Augusto Forti, Carlo Sini, Claudio Bertocchi, Cristina Frua De Angeli, Elisabetta Costa, Emilio Fontela, Ennio Cavalli, Erik Battiston, Francesca Bruni, Gianni Tagliapietra, Lucien Sfez, Marco Maiocchi, Maria Antonietta Viero, Maria Rosa Ortolan, Mariella Borraccino, Mario Boetti, Mario Wüthrich (Wuthrich), Matjaž Potrč, Michele Marin, Nadine Shenkar, Nawal El Saadawi, Ove Petersen, Paolo Vandin, Roberto Busa S.J., Ruggero Chinaglia, Sergio Dalla Val, Sergio Katunarich, Silvia Kramar, Svetlana Broz, Vittorio Mathieu
Estratto del libro
Fermiamoci un istante su questi punti: la storia se fornisce agli individui un terreno di identificazione – il racconto della loro storia in quanto nazione, popolo o comunità – stabilisce anche, parallelamente, nazioni, popoli o comunità come entità. La storia li dota di una vita propria, fornisce loro nascita e sviluppo, scomparsa e morte, sul modello del vivente. Tutti crediamo alla storia del nostro paese, ne apprendiamo gli elementi a scuola, li troviamo scritti nelle pietre, nelle città, nelle grotte, nelle iscrizioni, nei monumenti, nelle fondazioni umane e, generalmente, non li mettiamo in dubbio, benché l'accesso alle fonti sia minimo o nullo. Questi avvenimenti "hanno avuto luogo", ci dicono, ma è per le mediazioni successive che ne abbiamo le prove.
Anche la tecnica, se seguiamo questa via d'analisi, è accreditata – in quanto entità, dominio avente vita propria – da un racconto che narra la successione di oggetti prodotti, che "hanno avuto luogo" e che la finzione storica porta in scena. Ma contrariamente alla storia di una nazione o di un popolo, che sono nozioni astratte, la tecnica si manifesta sotto forma di quegli oggetti che sono indispensabili alla nostra vita attuale. Qui la finzione storica che ha per oggetto la tecnica è più che identificatrice: indicizza e designa la realtà nella sua presenza immediata e si serve di questo appoggio per svelare l'avvenire. [...]
La storia delle tecniche, in compenso, se spesso resta racconto e leggenda (lo testimonia la lunga saga dei mulini, o quella dei mezzi di traino o di trasporto) è però anche, su un altro versante, fortemente attratta verso la descrizione di una realtà presente, avvolgente, che non solo attesta come siamo dentro questa storia, ma anche come questa storia ci conduca sempre più lontano nel suo sviluppo, indipendentemente dai nostri auspici. Insomma, una certa storia delle tecniche serve da indicizzazione: "Ecco dove siamo, ecco cosa ci attende".
Quarta di copertina
Le categorie sociali e professionali, le caste, le classi, i ceti, gli ordini genealogici, i gruppi corporativi, le congregazioni sociali e confessionali non reggono più.
Il brainworker è il dispositivo intellettuale dell'impresa, della città, della repubblica, delle istituzioni, della vita: dispositivo di forza, dispositivo di direzione, dispositivo di valore.
Il dispositivo della parola diviene qualità, cifra, capitale intellettuale. E già: dispositivo di formazione e d'insegnamento, dispositivo pragmatico, dispositivo di vendita, dispositivo finanziario. Dispositivo con i suoi statuti. Non più statuti sociali. Ma statuti intellettuali.
È il cervello che l'Italia, da cinquecento anni, e ora più che mai, insegue e consegna al pianeta, con il secondo rinascimento, rinascimento e industria della parola, con le sue arti e le sue invenzioni, con la sua scrittura della memoria, con la sua valorizzazione dell'impresa di vita, con il suo progetto e il suo programma, fra l'apertura e la procedura per integrazione, che danno la vera portata della globalizzazione. Senza più unificazione, senza più totalizzazione. Senza più uniforme. Senza più conformismo.
(Armando Verdiglione)
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